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Sierra Leone
UN PROGETTO DI INTERVENTO SOCIO-SANITARIO ED EDUCATIVO PER L'INFANZIA IN SIERRA LEONE IN COLLABORAZIONE CON IL FAMILY HOMES MOVEMENT (FHM)

Dr. Roberto Ravera
Department of Psychology – Unit of Developmental Psychology – Hospital of Sanremo – Public Health Organization (ASL1) Imperiese
Regione LIGURIA – ITALY

In collaboration with: Ernest Sesay and Father Bepi Berton
Family Homes Movement (FHM) – Freetown and Lakka (Sierra Leone)

Sierra LeonePREMESSA
Uno dei fenomeno di cui è tristemente famosa la Sierra Leone è la presenza durante il lungo decennale della Guerra di bambini soldato che hanno combattuto nelle file di tutte le fazioni in conflitto tra loro. Molti di questi giovanissimi combattenti sono sopravvissuti alla guerra ed hanno dovuto fare i conti con enormi problemi legati alla loro sopravvivenza sia dal punto di fisico che mentale. Questo progetto è partito da un lavoro svolto dal 2006 fino ad oggi di collaborazione tra il Dr. Roberto Ravera e il Family Homes Movement per uno studio riguardante lo stato mentale dei giovani ex combattenti. Alla luce di tutto ciò è apparso evidente che, oltre agli ex combattenti, in questo paese vi fosse un grande problema relativo all'infanzia e alle profonde lacerazioni che una lunga guerra civile ha lasciato nella gente e nel tessuto sociale. Metà della popolazione è fuggita dai propri villaggi andando a creare un grande slum nella capitale e creando le premesse per una rapida urbanizzazione a discapito delle tradizioni tribali e della cultura del villaggio. Il maltrattamento nell'infanzia, l'abuso, la totale mancanza di caregivers affidabili, la precoce morte di un genitore e altre condizioni simili di abbandono e di neglect, fanno si che vi sia una grande quantità di minori che vivono senza le minime condizioni di sostegno e accadimento. Purtoppo anche il sistema scolastico della Sierra Leone appare ancorato a modelli educativi che applicano in modo ferreo una disciplina che esclude qualunque forma di comprensione rispetto a condizioni di evidente sofferenza da parte dei bambini. Ciò si evince costantemente dai frequenti incontri con insegnanti e con educatori: non vi è nessuna forma di conoscenza di elementi di base della psicologia dello sviluppo e della psicopedagogia. Dopo un'approfondita conoscenza delle condizioni sociali e culturali della Sierra Leone e dopo aver sviluppato diverse ricerche in ambito clinico si è ritenuto che, a partire dalla indispensabile collaborazione con il FHM e diversi network locali, sia necessario attivare un progetto di Mental Health for Childhood a partire da una delle realtà urbane più popolate di Freetown.

1. INTRODUZIONE AGLI OBIETTIVI DEL PROGETTO
L'obiettivo primario di ogni intervento nell'ambito della Mental Health non prevede solo l'attivazione di percorsi terapeutici secondo le linee guida internazionali, ma la capacità di costruire un empowerment culturale e di un reale contato in rete con le realtà locali. Il pregiudizio che riguarda tutto ciò che è afferente alla salute mentale è che chi usufruisce di interventi in questa branca della sanità e, in un modo o nell'altro, affetto da un disturbo mentale. Gli assunti di base dovrebbero essere fondamentalmente tre:
  • il mental desease è una risposta a condizioni di vita, di stress, di trauma o di vulnerabilità psico-biologica che non ha nulla a che vedere con l'idea di uno stigma. La mente, in determinate condizioni, risponde allo stesso modo del corpo, sviluppando meccanismi di difesa e di riadattamento che possono sviluppare condizioni di malessere più o meno grave.
  • L'altra assunto importante è che ogni condizione di disagio psichico può essere curata e che non è una condizione permanente che prevede l'esclusione dal mondo sociale.
  • Altro aspetto chiave è l'intervento precoce: tutte le ricerche scientifiche sembrano evidenziare che l'attivazione di percorsi terapeutici e di sostegno nell'infanzia e nei minori, riducono l'insorgenza di patologie future e aumentano la capacità di resilienza.
Una condizione fondamentale è quella di collegare il presente progetto ad una organizzazione locale che abbia radici profonde nel territorio e con i bisogni locali. Per questa ragione a partire dal 2007 è stata attivata una collaborazione con il Family Homes Movement, integrando percorsi di ricerca sullo stato mentale degli ex bambini soldato e estendendo il la lavoro di valutazione anche a coloro che hanno comunque subito gravi conseguenza rispetto alla guerra. Da quanto abbiamo evidenziato, se negli ex combattenti sono evidenti disagio specifici che sfociano anche in disturbi della sfera mentale, anche nei giovani che abbiamo valutato e che hanno vissuto la guerra nelle sue forme di crudeltà, presentano comunque segni evidenti di disagio psichico.

Considerando le realtà in cui è attivo il FHM, soprattutto nell'ambito dell'educazione attraverso la gestione di vari istituti scolastici, si è ritenuto che fosse importante che il presente progetto fosse fatto in collaborazione con gli operatori locali. Ogni progetto inerente la Mental Health nell'infanzia deve coinvolgere gli educatori, gli insegnati e gli operatori coinvolti nell'area sociale. Per questo si è ritenuto che fosse utile programmare l'attuazione del progetto secondo vari livelli:
  • sviluppo di progetti di ricerca
  • Formazione del personale locale nelle differenti aree sanitarie, sociali ed educative.
  • Costruzione di un network di collaborazione con enti sanitari, scolastici e sociali in grado di attivare risposte integrate rispetto alla gestione di casi clinici complessi, alla progettazione di interventi in strutture come carceri minorili, ospedali e centri comunitari e nell'attivazione di percorsi formativi (convegni, seminari, corsi, etc.).
  • Attivazione di un ambulatorio sanitario e uno psicosociale a Mayenkineh (Cabala Town, un sobborgo di Freetown, presso la scuola di Holy Family con più di 1500 studenti e a cui riferisce una grande comunità locale). L'obbiettivo è garantire la capacità di lettura del disagio psichico, del neglect, del trauma e dell'abuso nell'infanzia anche partendo dall'assistenza medica in termini di risposta primaria. In questo paese, come in molte realtà africane, la sofferenza psichica non è contemplata, non ha un significato paragonabile al segno fisico. Molti ignorano che le ferite della psiche possono generare disagi a volte peggiori di quelli connessi con il corpo, o quantomeno, soprattutto nell'infanzia corpo e mente sono fortemente interconnessi. Ma il pregiudizio che lega magia e follia è ancora molto forte, per questa ragione abbiamo voluto creare una lenta e graduale connessione tra l'assistenza medica e quella mentale: non vogliamo creare forme di pregiudizio e di stigmatizzazione in chi ha necessità di aiuto psicologico.
  • Istituzione di una Comunità Terapeutica di Accoglienza per Minori e per le loro madri. L'obbiettivo è quello di sviluppare un centro in grado di offrire un intervento per i casi più gravi, con l'obbiettivo di sviluppare percorsi di coping e di resilienza. Ci si rende conto che l'infazia ferita, traumatizzata, abbandonata e sfruttata rappresenta una forte realtà in questo paese. E' molto evidente che è molto ampia la percentuale di adulti che non sono in grado di offrire protezione, accudimento ed educazione a moltissimi bambini, per i quali l'esistenza appare difficile già fin dalla tenera età. In una nazione in cui la percentuale di giovani è elevatissima è evidente che ciò significa che molti minori sono condannati a vagare senza punti di riferimento e di prospettive.
2. CENNI STORICI DEL PROGETTO
2.1 L'intervento con i bambini soldato in Sierra Leone.
Il progetto di intervento è nato da una precisa richiesta da parte del fondatore del Family Home Movement, Padre Bepi Berton e dal Ministry of Welfare and Gender della Sierra Leone per un intervento specialistico rispetto alle ferite psicologiche che riguardano le migliaia di ex bambini soldato. La Sierra Leone è stata teatro di una delle più sconvolgenti guerre civili dell'intera Africa, durata oltre dieci anni e che ha raso al suolo le risorse umane ed economiche, dell'intero paese e in tale conflitto molto forte è stata l'usanza da parte di tutte le fazione di utilizzare bambini soldato per i combattimenti. Il nostro lavoro non è consistito solamente nel fare una ricerca sulla condizione mentale di questi ragazzi, ma anche quello di portare una cultura scientifica nell'affrontare il tema del trauma nell'infanzia in uno dei paesi più poveri al mondo. La scienza psicologica è in grado di evidenziare come i traumi nell'infanzia determinano una frequente forma di condanna nella vita adulta se non esistono percorsi di sostegno e di aiuto. Quello che con questo progetto si è inteso fare è cercare di capire come sia possibile aiutare questi bambini e ragazzi, strappati alle loro famiglie, ai loro villaggi, derubati della loro infanzia, costretti a combattere e condannati a vagare senza prospettive. Abbiamo cercato di lavorare insieme con gli operatori del F.H.M. per creare una nuova cultura scientifica per aiutare le vittime del trauma infantile. Non da ultimo riteniamo importante rilevare che la fine della guerra ha rappresentato per la Sierra Leone, oltre che alle prospettive di rinascita, anche il dover fare i conti con uno sviluppo caotico e poco sostenibile, con la mancanza di una classe dirigente autorevole e preparata e i riflessi di una modernizzazione e urbanizzazione che non ha regole. Per questa ragione si ritiene che la diffusione di una cultura educativa che si abbini agli interventi socio-sanitari sia una condizione importante di sviluppo. Il problema socio-sanitario non è più centrato sugli ex bambini soldato ma una nuove generazioni di minori che non hanno accesso a forme di sostegno e di accudimento fisico e psicologico e adeguato; per tale ragione stiamo cercando di concentrarci su interventi che siano attivatori di progetto clinici e assistenziali ma, al contempo, anche di progetti di formazione degli operatori e delle organizzazioni locali. La collaborazione tra il Dipartimento di Psicologia Clinica e Sanitaria dell'Asl1 Imperiese e il Family Homes Movement è un punto di forza che si è definito nel corso degli ultimi anni e che ha visto la crescita di importanti realtà cliniche (ambulatorio di Mayenkineh e prossima apertura di un piccolo ospedale) e didattiche (collaborazione con il Milton Margai College per seminari e corsi di formazione in medicina).

2.2 Primo Intervento effettuato a Lakka (Freetown – Sierra Leone) nel periodo ottobre-novembre 2007
Gli aspetti fondamentali della nostra ricerca hanno riguardato lo studio del Trauma nei bambini soldato della Sierra Leone a qualche anno di distanza dalla fine della guerra civile. L'esperienza dei bambini soldato rappresenta un indubitabile effetto macroscopico del trauma nella sua essenza: bambini di 5/6 anni che assistono all'uccisione dei loro cari, rapiti alle loro famiglie e al loro mondo, costretti ad uccidere, drogati e maltrattati e alienati alle loro stesse origini. Nella ricerca abbiamo inteso approfondire alcuni aspetti emotivi e correlabili a quello che in letteratura viene chiamato “Disturbo post traumatico da stress” (PTSD) e allo studio di strategie di coping e di resilienza. L'attività svolta nel Centro di Lakka (circa 10 miglia dalla capitale Freetown) ha riguardato un gruppo di oltre 180 ex bambini soldato con una storia di combattimento, la perdita dei genitore (soprattutto la madre, che nella loro cultura ha una valenza unica rispetto al padre) e delle proprie radici legate al villaggio. Abbiamo definito questo tipo di mutilazione il “trauma primario”, ossia l'evento che per essi è fonte di una specie di irrecuperabile e intollerabile dolore. Questo aspetto lo si può riferire simbolicamente al fatto che la quasi totalità di essi non è in grado di conoscere la propria età.

2.3 Secondo intervento effettuato a Lakka e Freetown novembre 2008
Durante il periodo trascorso in Sierra Leone nel novembre 2008 si è attivato un programma di collaborazione con il governo locale, in base ad una esplicita richiesta di supporto per una assistenza ai bambini di questo paese. In base a ciò si è stabilito di individuare un centro che possa accogliere, anche per un certo periodo di tempo i bambini che necessitino di cure e intervento sul piano della salute mentale. Da questo punto di vista in Sierra Leone la situazione è drammatica e la povertà e la mancanza di mezzi e risorse tra la gente, vede nei bambini le prime vittime. Alcuni dei progetti in atto hanno una valenza puramente assistenziale, ma nella maggior parte dei casi non vi è nessuna competenza clinica rispetto al dolore e al trauma nell'infanzia. Purtroppo, ancora oggi, le difficili condizioni di sopravvivenza fisica, impediscono di considerare i dolori della mente come aspetti tangibili degni di essere accolti. Non ci si rende conto che compromettendo il benessere mentale di un bambino si creano le condizioni per uno sviluppo della persona difficile e, talvolta, disfunzionale e patologico. Abbiamo promosso incontri con insegnati, assistenti sociali, infermieri e medici della Sierra Leone per mettere in risalto l'importanza, oltre agli elementi di base della sopravvivenza fisica, anche una cultura medica che persegua l'integrazione mente e corpo. Vi sono centinaia di bambini abbandonati e vi sono molti bambini vittime di ogni genere di violenza, soprusi, trascuratezza e abusi. Ma ancora oggi non vi è una cultura sociale capace di dare una corretta assistenza a questi malesseri, in ragione del fatto che non vengono considerati aspetti essenziali della vita.
Lo studio svolto durante questo periodo sarà pubblicato su:

3. SOSTENIBILITA' DEL PROGETTO
L'obiettivo è attivare a Freetown un Mental Health for Childhood (MHC) e un Residential Treatment Unit (RTU) che possano prendersi carico di tutte le forme di disturbo psichico e di disagio mentale correlato con l'infanzia e offrire un supporto alle attività di family home (affidamento) e Family Support oltre a fornire adeguata formazione agli operatori locali che lavoreranno a questo progetto. La città di Freetown ha circa 2 milioni di abitanti, per la maggior parte in condizioni di assoluta indigenza – senza contare coloro che giungono dalle campagne per trovare miglior sorte in città – e il Family Homes Movement è diventato un punto di riferimento importante per molte persone; per tale ragione si è ritenuto indispensabile attivare un ambulatorio per i bambini con gravi disagi, ex bambini soldato e i loro figli e ragazzi e ragazze di strada. Le fasi del progetto sono già state tracciate nel corso delle precedenti esperienze in Sierra Leone, a partire da una conoscenza del background culturale, sociale e religioso, dalla costruzione di un network di collaborazioni e di condivisione assolutamente indispensabile per poter svolgere un'attività simile. Durante la prima fase del progetto sarà prevista la realizzazione di percorsi di formazione per gli operatori che in parte sono giù stati attivati in precedenti esperienze. In particolare con alcuni college che formano operatori locali, con l'Università di Freetown e con diverse associazioni che si occupano di interventi socio-sanitari. Oltre che per garantirsi le necessarie autorizzazioni, appare fondamentale per dare continuità a tutto il progetto, che sia prevista una forte collaborazione con i servizi, gli enti e i ministeri locali. Occorre anche precisare che in tutta la Sierra Leone vi è un solo psichiatra e che non esiste nessuna cultura inerente il disagio psichico e la malattia mentale. In conformità a diverse collaborazioni avvenuto con l'unico centro psichiatrico della Sierra Leone, con la consegna di farmaci e dispense di salute mentale, ho potuto documentare direttamente come i pazienti siano legati ai letti con catene in condizioni di abbandono e di mancanza di ogni forma di dignità. Nelle fasi successive si prevede la presa in carico di bambini e, ove possibile, delle loro madri per l'attivazione dei percorsi di assistenza psico-educazionale. In tale fase è prevedibile una presa in carico di soggetti proporzionalmente alle risorse disponibili, tenendo conto che i bisogni sono spesso enormi. Tale aspetto è una delle ragioni per cui si rende necessario il lavoro di rete con altre organizzazioni che operano in Sierra Leone, così da creare un modello di condivisione dei casi per una migliore gestione delle risorse e di collaborazione rispetto ai casi trattati. Il presente progetto, che ha una sua precisa definizione pluriennale, ha già una sua radice attraverso la collaborazione già avviata con il FHM e i suoi operatori e con il lavoro svolto nel corso di quesi ultimi anni.

4. OBIETTIVO CULTURALE
Uno degli scopi preminenti del progetto di lavoro in Sierra Leone nasce dalla necessità non solo di costruire percorsi di assistenza e di aiuto, ma di poter sviluppare una più specifica conoscenza del trauma nell'infanzia, del PTSD e dei meccanismi della resilienza. Tali aspetti, pur nella peculiarità della cultura sociale africana, hanno una forma di universalità che ne rende molto importante lo studio per l'applicabilità – in termini di valutazione del fenomeno e di percorsi clinici – in qualunque ambito geografico. Il trauma associato all'esperienza dei bambini soldato costituisce un paradigma estremo rispetto a quanto può accadere intermini di salute mentale, di trauma e di resilienza. La collaborazione con il FHM e con il governo locale ha permesso l'implementazione di conoscenze scientifiche riguardo il trattamento del trauma e del PTSD per le centinaia di ex combattenti poco più che teen ager; però, allo stesso tempo costituisce un importante terreno di studio e di ricerca che ha una sua importante forma di trasferibilità nel nostro ambito sociale e professionale. La prima parte della ricerca in Sierra Leone è stata presentata al congresso internazionale di Roma su “Nuove frontiere della ricerca clinica in adolescenza” nel gennaio 2008, riguarda uno studio etologico sul PTSD in una popolazione di ex bambini soldati. In seguito, e con lo scopo di approfondire alcuni aspetti inerenti lo studio di marcatori psicobiologici della regolazione emotiva, è stata attivata una collaborazione con il Prof. Gallese del Dipartimento di Neuroscienze dell'Università di Parma. Con essi si è approntata una ricerca che ho svolto in Sierra Leone sugli aspetti del riconoscimento delle emozioni e dei fattori di regolazione emotiva (vedi sopra). Tale sinergia tra ricerca e clinica appare una strategia vincente per garantire in Sierra Leone da una parte un intervento specifico in ambito dell'aiuto e dell'assistenza e, dell'altra parte, alla formazione del personale locale rispetto alle metodologie e agli interventi più adatti. Inoltre, è importante sottolinearlo, la nostra volontà è garantire una collaborazione con il FHM che permetta di mantenere nel tempo un progetto di assistenza non solo agli ex combattenti, ma ai tantissimi bambini che vengono abbandonati e subiscono violenze anche dopo la fine della guerra civile. Si è consapevoli delle difficoltà che comporta il cambiamento di paradigma nel contesto della dimensione psicoeducativa e del Mental Health in uno dei paese più poveri al mondo. In Sierra Leone l tasso di mortalità infantile è di 280 nati morti ogni 1000 nati e l'aspettativa di vita è di 38 anni. La paga media di un operaio è di 8000 Leoni (circe 1,50 €) e ancora oggi sono presenti profonde ferite nelle famiglie e nel tessuto sociale. Pertanto, oltre alla costruzione di una struttura socio-sanitaria sono degli obbiettivi prevalenti è un intervento nell'educazione sanitaria. Si è riscontrato che non solo gli ex bambini soldato hanno capacità di legami estremamente fragili e immaturi soprattutto perché essi non hanno nessun tipo di supporto educativo e affettivo. L'accesso alla loro mente è reso molto complicato da strutture verbali rigide e difficilmente sono capaci di stare all'interno di una relazione in modo congruo: si avvicinano e si allontanano, si attivano anche fortemente e poi si annoiano, discutono animatamente e poi sembrano essere altrove. Inoltre si è evidenziata una forte tendenza alla violenza verbale e fisica. Purtroppo tale dimensione critica nell'infanzia è comune a moltissimi altri bambini, i quali hanno vissuto la guerra attraverso un accudimento precario e spesso insufficiente. Il trauma del paese si è riflesso sulle madri che hanno sviluppato legami sociali precari, povertà, scarsità di rete tribale per due ragioni fondamentali: la prima è che vi è stata una grande urbanizzazione verso Freetown come conseguenza delle devastazioni della guerra e la seconda è che molte famiglie, oltre ad aver avuto lutti causati dai combattimenti, si sono disperse attraverso i moltissimi profughi ed immigrati che hanno lasciato il paese. Per questo si ritiene che lo sviluppo delle condizioni educative e dell'approccio e del sostegno ai caregivers sia un investimento sociale e inerente la cultura della pace per tutto il futuro della Sierra Leone. L'aspetto che è stato rilevato dal nostro e da altri studi è che in una grande percentuale di popolazione giovanile, non solo gli ex bambini soldato, si evidenzia un “nomadismo sociale”: l'esplicita tendenza a non avere nessun tipo di regola e di responsabilità, la mancanza di punti di riferimento e di aspettative e l'instabilità come elemento prevalente. Anche in coloro che hanno moglie e figli vi è la tendenza – e sottolineata dagli operatori del FHM – a non mantenere a lungo ogni genere di responsabilità. Un altro fattore di rischio che tende ad esasperare il quadro psichico di questi ragazzi e che appare in evidente crescita è la diffusione dell'uso di sostanze stupefacenti (in particolare un derivato di pessima qualità della fermentazione delle noci di cocco e l'uso frequente di marijuana estremamente diffusa in Sierra Leone). Vi è anche un fattore transculturale che caratterizza la realtà sociale e psicologica in cui vivono questi soggetti, ed è relativo al rapporto che essi hanno con il concetto di “destino”: l'espressione in lingua creola “God Dont Mark So”, ossia “Dio ha fissato tutto”, evidenzia la loro sensazione che contro il proprio destino non si può nulla.

5. ARTICOLAZIONE DEL PROGETTO 2010-2011
A titolo puramente indicativo riporto l'agenda riguardante le aree progettuali, come erano state evidenziate alcuni anni fa, con il preciso intento di costruire una linea di percorso da seguire in base alle necessità e alle emergenze evidenziata nel nostro lavoro.
Considerando le realtà in cui è attivo il FHM, soprattutto nell'ambito dell'educazione attraverso la gestione di vari istituti scolastici, si è ritenuto che fosse importante che il presente progetto fosse fatto in collaborazione con gli operatori locali. Ogni progetto inerente il trauma psichico nell'infanzia deve coinvolgere gli educatori, gli insegnati e gli operatori coinvolti nell'area sociale e scolastica. Ovviamente la portata del progetto può essere più ampia di quanto può essere finanziato con il presente bando. In questo caso sarebbe comunque fondamentale poter iniziare e attivare la prima fase delle attività descritte.

Per questo si è ritenuto che fosse utile programmare l'attuazione del progetto secondo vari livelli:
SINTESI DEGLI OBIETTIVI DEL PROGETTO
  • l FHM in questi anni ha operato con grande merito nell'ambito dell'educazione, in particolare nella istituzione di un grande impianto scolastico a Majenkineh, denominato Holy Family e che accoglie circa 1600 studenti dalle elementari fino alle superiori. Le attività connesse con la parte sanitaria sono state progettate a partire dal 2006, con l'inizio delle attività da parte del Dr. Ravera e con il preciso intento di studiare lo stato dell'arte, comprendere quali potessero essere i reali bisogni e progettare un modello di intervento socio-sanitario più idoneo per la realtà della Sierra Leone. Da questo punto di vista si è compreso che vi dovesse essere una forte capacità di valutare la realtà culturale, antropologica, sociale e religiosa della società sierraleonese; per tale ragione le ricerche sopra descritte hanno avuto lo scopo di dare un contorno e un significato scientifico ben preciso rispetto al problema del trauma e del disagio mentale nell'infanzia e nell'adolescenza in questo paese. La guerra, l'esperienza dei bambini soldato, la frantumazione di molte famiglie, l'urbanizzazione, i profughi e gli immigrati hanno mostrato – dopo oltre un decennio di guerra – un paese cambiato e profondamente segnato dagli eventi. Per tale ragione intendiamo sottolineare che tutto ciò che si è delineato nel corso di questi anni di studi e ricerche è l'espressione di una forte esigenza di legare ogni progetto di intervento, ogni edificio costruito, ogni esperienza di sviluppo ai reali bisogni della popolazione povera della Sierra Leone. Inoltre, attraverso la centralità del lavoro con le persone e gli operatori locali, s'intende promuovere in modo sostenibile e radicato, un lavoro che abbia un forte senso di appartenenza ai sierraleonesi e che la collaborazione con colleghi ed esperti italiani sia il frutto di una mediazione e di uno scambio e non l'imposizione di un modello estraneo e culturalmente lontano. Da questo punto di vista, in ogni intervento con operatori del FHM, non abbiamo mai voluto prescindere da una costante collaborazione e condivisione.
  • Il FHM ha attualmente tre PROGETTI specifici di lavoro:
    • un ambulatorio medico e un secondo ambulatorio di presa in carico di bambini e genitori con problematiche mentali e di disagio psichico a Majenkineh. In questo progetto abbiamo la consulenza di un medico locale e sono stati assunti diversi operatori sanitari e sociali. Tali ambulatori sono attivi e riconosciuti dal governo locale e, con grande soddisfazione sono attivi da oltre un anno.
    • Il secondo progetto riguarda la presa in carico in toto del Juvanile Prison, il Carcere Minorile di Freetown, che ha al suo interno oltre 60 minori – età media di 12/13 anni – che sono stati finalmente strappati al carcere per adulti di Pademba dopo grande insistenza di Padre Berton. Purtroppo le condizioni di vita all'interno del minorile permangono difficili e non vi erano prospettive di riabilitazione e di istruzione all'interno dell'istituto (che peraltro è in condizioni igienico sanitarie pessime). A partire da quest'anno il FHM ha avuto un incarico istituzionale di gestione delle attività socio-sanitarie all'interno dell'istituto minorile e ciò ha comportato un grosso impegno rispetto alla creazione di un modello di intervento all'interno e all'esterno del carcere. Per tale ragione è stato assunto del personale socio-sanitario dedicato a questo progetto.
    • Il terzo livello riguarda l'accoglienza nel Centro Comunitario St. Michael di Lakka di persone in difficoltà e con specifiche forme di disabilità. Tale centro è stato, nel recente passato, il fulcro del lavoro con i bambini soldato e conserva ancora i segni del passaggio di tante storie e tante vite all'interno delle sue mura. Purtroppo, anche se in modo nobile, tale struttura evidenzia tutto il suo passato attraverso un deterioramento fisico evidente. Se il sogno è quello di costruire in un futuro un grande Villaggio dell'Infanzia, ma allo stato attuale St. Michael rappresenta l'unico punto di riferimento sostenibile per l'accoglienza di bambini e ragazzi con ogni tipo di problematica da parte del FHM. Con l'intento di costruire una forte relazione con l'ambito della formazione, St. Michael è diventato anche un punto di accoglienza e di ospitalità per giovani studenti del Milton Margai College. In questo modo si tenta di operare un maggiore legame “vocazionale” tra gli studenti universitari e le problematiche che la presenza di ospiti con gravi disagi e malattie dovrebbe evocare nella loro sensibilità presente e futura. In altre parole, si cerca di dare maggiore consapevolezza ai futuri dirigenti, professionisti della salute che, oltre alla normale esigenza di guadagno, vi debba essere attenzione anche ai problemi della collettività del paese.
  • La richiesta di un sostegno finanziario ha come priorità urgente e primaria le seguenti esigenze:
    • Reclutare personale specializzato locale per i progetti sopra indicati. In particolare per quanto riguarda n.3 infermieri, n.4 assistenti sociali e personale educativo e riabilitativo. E' fondamentale costruire un network tecnico che sia in grado di gestire tutte le attività che riguardano gli ambulatori di Majenkineh, il Carcere Minorile (e in parte anche quello di Pademba per adulti, dove sono ancora detenuti parecchi minori), la Comunità di St. Michael e, non da ultimo, un'equipe di operatori di strada, capaci di seguire i minori affidati o in misura alternativa alla detenzione nei vari angoli della Sierra Leone. Occorre precisare che in Sierra Leone non esiste nessuna rete di welfare a protezione dell'infanzia e delle madri, non vi sono centri di accoglienza se non alcuni gestiti da organizzazioni internazionali e non vi è nessuna rete socio-sanitaria adeguata in un paese che è tra i più poveri al mondo. Pertanto il nostro obiettivo è quello di istituire un Servizio in grado di iniziare a offrire interventi che siano in grado di lavorare in modo multimodale e a più livelli (dalla presa in carico, alla diagnosi, alla costruzione di un progetto terapeutico, alla riabilitazione, al reinserimento sociale e all'affidamento, etc.). Purtroppo alcune realtà esistenti hanno il limite di agire solo so un livello e con l'impossibilità di garantire un minimo di assistenza in diversi ambiti e in tempi diversi. Ad esempio, può non bastare curare una infezione da malaria o da tifo se il minore viene rimesso nel suo habitat e contesto usuale.
    • Un aspetto importante e su cui si sono spese molte energie è quello relativo alla formazione del personale specializzato. Come evidenziato precedentemente, la collaborazione con il Milton Margai College è un passo importante per lo sviluppo di conoscenze tecniche specifiche nell'ambito della psicopatologia, del trauma, del neglect, nei trattamenti specifici e nella valutazione psicodiagnostica del disagio mentale. L'incarico al Dr. Ravera di Visiting Professor per le materie di Neuroscience and Developmental Psychopathology presso il Milton Margai College, costituisce un esempio di questo impegno. Appare inoltre importante l'istituzione di borse di studio per gli studenti più meritevoli nelle aree di medicina, psicologia e scienze infermieristiche. Tale aspetto è irrinunciabile in un paese in cui l'emigrazione dei giovani laureati è molto frequente; l'abbandono scolastico o la rinuncia allo studio sono determinati dal fatto che l'istruzione in Sierra Leone è a pagamento, con l'evidente rischio che siano spesso i più bravi e meritevoli a farne le spese per mancanza di risorse.
    • La struttura di St. Michael ha forti e impellenti esigenze di restauri e di manutenzione. La vicinanza del mare, l'abbandono dovuto alla mancanza di fondi, l'ospitalità di persone che ne hanno deteriorato la struttura e la nuova esigenza di renderlo un centro di accoglienza idoneo ai nuovi standard qualitativi e quantitativi, determina la necessità di disporre di fondi per la riqualifica dell'immobile. Poter ospitare minori prevede inoltre che il personale possa essere impiegato 24 ore su 24, con uno sforzo finanziario ulteriore. Personale tecnico e riabilitativo è indispensabile anche in un paese povero e occorre pensare che, proprio in un contesto così sottosviluppato, gli interventi devono essere professionali ed efficaci e necessitare di adeguati mezzi.
    • L'intervento sul network socio-sanitario prevede la disponibilità di alcuni mezzi di trasporto, con l'intento di accompagnare i pazienti, i minori e gli operatori nei diversi distretti della capitale e nelle altre regioni del paese. Pertanto si richiede l'acquisto di un pulmino o un auto (anche di seconda mano) in modo da operare a tal fine.
    • Da diversi anni i ragazzi che hanno frequentato il FHM devono essere reinseriti nella vita sociale e tale passaggio appare tutt'altro che agevole e facile. Per questa ragione si ritiene che una piccola agenzia di concessione di microcredito possa essere molto utile; in altre parole, si potrebbe dare un sostegno economico mirato a persone che vogliono attivare piccole imprese o attività artigianali. Ad esempio l'acquisto di una macchina da cucire di seconda mano potrebbe costare 100 €, oppure utensili e attrezzature per meccanici o strumenti di lavoro. La nostra intenzione è quella di concedere prestiti con un interesse simbolico e con una rateazione adeguata, in modo da permettere alle persone di avere il tempo di sviluppare le loro iniziative. Sarebbe importante che tale attività di microcredito fosse non sovrapponibile all'idea di carità, ma all'autoreponsabilizzazione e allo sviluppo di piccole attività imprenditoriali.
PIANO FINANZIARIO DEL PROGETTO 2011/2012
Indicazioni attività da finanziare Numero e voce Costo previsto
1. Incarico ad operatori sanitari e socio sanitari (progetto Carcere Minorile, progetto ambulatori di Majenkineh, network socio-sanitario domiciliare e Progetto Comunità alloggio St. Michael a Lakka) 1 medico (consulenza part time)
2 infermieri
4 operatori socio-sanitari, educatori e personale vario
1.000 € 3.000 € 4.500 €
2. Ristrutturazione Comunità di St. Michael a Lakka (sistemazioni minima indispensabile per creare e ristrutturare un certo numero di stanze e l'adeguamento di un minimo –secondo lo standard sierraleonese – di adeguamento igienico sanitario e di disporre di acqua corrente e corrente (cosa non disponibile attualmente o molto saltuariamente) e adeguamento del tetto. Ristrutturazione di un'ala dell'edificio (struttura risalente ai primi anni '70 e fortemente provata dalle incursioni durante il conflitto e dagli anni successivi dove non è stata fatta nessuna manutenzione ordinaria) 25.000 €
3. Acquisto automezzo n.1 auto fuoristrada 8.000 €
4. Istituzione di almeno 6 Borse di Studio annuali n.2 studenti di medicina n.2 studenti di psicologia n.2 operatori sanitari 1.000 € 1.000 € 1.000 €
5. Progetto di microcredito per ragazzi ex combattenti e ex detenuti (finanziare l'acquisto di utensili, piccoli macchinari e incentivi ad attività commerciali) Fondo gestito dal FHM con minimi interessi e rateazioni individualizzate 3.000 €
Totale finanziamento* 47.500 €
* Il presente prospetto è calcolato in base ad un costo della vita che in Sierra Leone è in costante aumento. Basti pensare che in poco più di un anno il rapporto euro/leone è variato da 5.000 leoni a quasi 6.000. Inoltre, come documentato dalla stampa internazionale, il costo dei generi alimentari ha subito un aumento che, nel caso del riso, la base alimentare primaria della popolazione sierraleonese, è arrivato ad aumenti del 15/18% in un anno. La nostra scelta è di offrire standard salariali che non siano troppo bassi e mortificanti, che inducano le persone meglio motivate e preparate a cercare altrove migliori sistemazioni e ad uno scarso impatto motivazionale. Il calcolo dei costi del prospetto è quindi basato su un concetto di sostenibilità, sull'equità della retribuzione ed anche sulla possibilità di premiare chi lavora meglio e incoraggiare l'iniziativa personale. Da parte del FHM vi è ampio impegno a dare precisa documentazione delle spese e della rendicontazione generale del progetto. Tale trasparenza è un aspetto primario nella politica di cooperazione che impegna tutto coloro che partecipano al presente progetto.A garanzia del progetto permane comunque il Comitato di Controllo del Gruppo Sprofondo onlus di Imperia, il responsabile del FHM Ernest Sesay e il Dr. Roberto Ravera come responsabile scientifico.

Referente scientifico:
Dr. Roberto Ravera
Primario SC Psicologia
ASL1 Imperiese
Via Aurelia, 97
18038 Bussana di Sanremo (IM)
ITALY

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